Storia dei Tarocchi:

Ricostruire l’origine delle carte dei Tarocchi significa seguire un percorso frammentario, lacunoso e costellato da fonti di difficile e controversa interpretazione.

L’origine zingara è ormai, a larga maggioranza, non più ritenuta attendibile. L’attenta rilettura dei documenti della Sacra Inquisizione ha rilevato come le accuse nei confronti degli zingari non contemplino mai la divinazione attraverso le carte.

L’uso espressamente divinatorio non compare, infatti, prima della fine del XVIII secolo.

Questa tesi è avvalorata dalla circolazione in tutta Europa del testo Le Monde primitif (1781) di Court de Gebelin: per la prima volta, tra l’altro, compare l’argomentazione dell’origine egizia dell’iconografia dei Tarocchi, dato storicamente errato ma, ugualmente, entrato a far parte di tutta la successiva letteratura sui generis. Va da sé che l’egittologia non ha mai confermato una simile ipotesi.

Quasi contemporaneo, ma più rilevante sul piano metodologico, è il volume di Ettellia (al secolo, Jean-François Alliette) Ettella, ou la manière avec un jeu de cartes (1770). Il cartomante e professore di matematica fornisce le regole per giocare ai Tarocchi: seppure- va detto- convenzioni del tutto personali, le sue norme finiscono con l’influenzare profondamente i cartomanti moderni, dalla nomenclatura, alla sequenza, dalla lettura en ensemble alla caduta per dritto o per rovescio.

Dopo Etteilla, si moltiplicano pubblicazioni sui Tarocchi. A fine Ottocento Eliphas Levi, prima, e Gerard Encausse, dopo, correlano i ventidue Arcani Maggiori alle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico e ai ventidue sentieri dell’Albero della Vita: l’iconografia degli Arcani viene, così, costretta all’interno della costruzione simbolica derivata dalla Kabbala, pure con notevoli forzature di sequenza rispetto alla tradizione precedente.

Il più celebre libro sui Tarocchi resta, però, il volume del 1927 di Oswald Wirth (Le tarot des imagiers du moyen age). Wirth recupera la tradizione ludica, caricandola della simbologia universale sulla scorta di un serio studio esoterico.

Cronologia dei più importanti mazzi di Carte da gioco:

XV secolo

1415 – Mazzo con figure di Déi commissionato da Filippo Maria Visconti (forse, il c.detto “mazzo Visconti-Sforza”).

1419 – ca. Francesco Fibbia crea il “Tarocchino bolognese”.

1460 – c.detti “Tarocchi di Alessandro Sforza” di iconografia viscontea.

1470 – “tarocchi di Bartolomeo Colleoni” di iconografia viscontea.

1473 ca. – “Tarocchi di Ercole I d’Este”

1485 – Attribuzione dei “Baldini” al pittore Mantegna.

1496 ca. – “Tarocchi Rothschild”, oggi al Louvre nel numero residuo di otto lame.

1497- A Ferrara compaiono i mazzi popolari (“Tarocco Dick”).

XVI secolo

1500 ca. – Come sorta di anello mancante che collega la tradizione milanese ai famosi marsigliesi, compaiono i “Tarocchi Cary” di 25 carte. A Ferrara, contemporaneamente, i “Sola-Busca” presentano lo stesso numero di Maggiori (ventidue) e Minori (cinquantasei), come per il mazzo moderno.

1550 ca. – “Tarocco Leber” italiano, evoluzione di quello “Sola-Busca”.

XVII secolo

1660 – A Parigi compare il Tarocco degli incisori Vieville e Noblet, preludio al definitivo “Marsigliese”.

1664 – Giuseppe Maria Militelli incide sessantadue tarocchi (“Tarocchino di Militelli”).

XVIII secolo

1750 ca. – Compaiono i “Tarocchi Marsigliesi”, ovvero quelli di ultima iconografia e utilizzati, nella forma sostanziale, anche oggi (la versione più famosa è, di sicuro, quella di Claude Burdel).

Bibliografia:

Meldi D. 1999, Il libro dei Tarocchi. La storia, il simbolismo, gli arcani, le curiosità.

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